VACCHELLI: IL CANALE DELLE SFIDE

VACCHELLI: UNO SPOT IN CUI NESSUNA CATTURA AVVIENE PER CASO

VACCHELLI: una pesca dinamica in cui è essenziale spostarsi, lanciare i bigatti ad ogni passata e seguirne la scia

Un’altra giornata è iniziata e la voglia di andare a pesca è in cima ai nostri pensieri. Per fortuna è sabato e a differenza delle altre mattine, oggi finalmente possiamo staccare e partire per raggiungere il nostro corso d’acqua preferito, pronti ad affrontare i nostri avversari. L’aria aperta, la natura, il rumore del fiume e l’emozione di sentire la forza di un pesce che disegna curve paraboliche sulla nostra canna da pesca, ci fa respirare per qualche ora quel profumo di libertà, capace di farti sentire vivo. È un’emozione unica, davvero difficile da descrivere, ma siamo sicuri che ogni pescatore sa benissimo di cosa stiamo parlando.

La vita è fatta di attimi più o meno intensi che, incastrandosi come i pezzi di un puzzle, costruiscono quella libreria chiamata memoria, un cassetto da aprire quando vogliamo, solamente chiudendo gli occhi. Una magia strana in grado di trasportarci ovunque, riassaporando tutte quelle emozioni che per qualche strana ragione la nostra mente ha fotografato, catalogato e custodito nel tempo.

Nella nostra memoria, per esempio, ci sono moltissimi attimi trascorsi sui fiumi: ricordi di catture emozionanti, scenette comiche passate in compagnia dei nostri amici, fotografie particolari che la natura ha voluto regalarci… insomma: una miscellanea di emozioni sempre belle da rivivere. Eppure, la memoria serve anche a ricordare esperienze passate, permettendoci di non commettere nuovamente gli stessi sbagli. A pensarci bene forse è questa la magia più bella, perché permette sempre di migliorarci, imparando dai nostri stessi errori.

Vacchelli: un corso d’acqua per l’inverno

Ed eccoci qua in auto, verso non sappiamo ancora dove… capita spesso di essere indecisi sulla scelta del luogo dove calare la lenza, soprattutto in questa stagione in cui il passaggio dall’inverno alla primavera è nell’aria, le temperature si alzano, ma i corsi d’acqua ritardano ancora a scaldarsi. Così memori delle vecchie esperienze, consapevoli dei livelli bassi dei fiumi, delle acque ancora gelide e della poca collaborazione dei nostri avversari, ci avviamo in uno spot in cui regnano le acque basse e veloci.

La scelta di questi corsi d’acqua è ragionata in base al comportamento dei nostri avversari. Infatti, nelle zone dove l’acqua corre tutto l’anno, il pesce non può permettersi “di riposare”, ma dovrà sempre muoversi per non essere trascinato a valle dalla corrente. Pertanto, se il pesce è in continuo movimento, brucia sicuramente energie ed è obbligato a nutrirsi più frequentemente e se si nutre, allora sarà sicuramente più propenso ad abboccare alle nostre esche.

Il Vacchelli

Ovviamente dei tantissimi canali artificiali che attraversano la Pianura Padana, abbiamo scelto di trascorrere questa giornata sul Canale Vacchelli. Questo corso d’acqua prende le sue acque dal fiume Adda nel comune di Merlino, località Bocchi in Provincia di Lodi. Percorre gran parte della pianura cremasca, passando attraverso i comuni di Spino D’Adda e Crema, concludendo il suo percorso alle Tombe Morte a Genivolta. In questo punto, le sue acque si mischiamo a quelle del Naviglio civico di Cremona e del Naviglio Pallavicino.

È un canale con correnti veloci e il cui livello dell’acqua cambia in base alla stagione. Raggiunge il suo massimo, quando la richiesta idrica delle colture è maggiore, in ogni caso non supera mai i 3 metri di fondale. Il Vacchelli ha degli argini agevoli con scarsa presenza di ostacoli che possono limitare la nostra azione di pesca. In questa stagione il canale ha una portata d’acqua che ovviamente non è al suo massimo, ma tuttavia è comunque pescabile.

Vacchelli: quali pesci si possono incontrare?

I pesci presenti principalmente sono gli immancabili barbi, i cavedani, i pighi, ma si possono anche incontrare bellissime soprese. Come dicevamo, questo corso d’acqua è figlio dell’Adda e come da manuale non è semplice pescarci… giornate positive si alternano a giornate negative, ma chi frequenta questi corsi d’acqua conosce benissimo la loro lunaticità. La difficoltà maggiore, e forse anche l’aspetto più affascinante di questo posto, è trovare la zona giusta. Infatti, una particolarità di questo spot è la “mobilità” del pesce.

Quando andiamo a pescare sull’Adda, ci rechiamo in zone ben precise, magari con un bel fondale, sicuri di trovare i nostri avversari. Questo concetto non vale per il Vacchelli. È capitato moltissime volte di tornare in luoghi che avevano regalato splendide giornate di pesca ottenendo, contrariamente alle aspettative, scarsissimi risultati. Infatti, il pesce presente in questo canale è poco sedentario, ama spostarsi continuamente e spesso dobbiamo cercarlo, esplorando molti chilometri di sponda.

Vacchelli: il canale delle sfide

È il canale delle sfide, qui ogni cattura non avviene per caso e vi possiamo assicurare che qualsiasi pesce riuscirete a prendere in questa corrente sarà semplicemente pura poesia… Quando decidiamo di affrontare questo spot nei periodi di secca, portiamo sempre il minimo indispensabile, in quanto molte volte la pesca con la fiondata di bigatti rende meglio di un incollaggio. Questa è una pesca dinamica in cui è essenziale spostarsi, lanciare i bigatti ad ogni passata e seguirne la scia.

Vacchelli: quali accessori portare?

La lunghezza della canna varia molto dallo spot scelto, tendenzialmente meglio optare per una 7 metri con un corpo muscoloso, adatta per affrontare combattimenti energici! Tuttavia, in questa uscita abbiamo optato per una 5 metri con lo scopo di esplorare un tratto nuovo. Siamo affascinati dalla pesca di ricerca, perché è sinonimo di semplicità: una canna, un giubbetto contenente ami, pinze, forbici, piombi, galleggianti, slamatore, un guadino una fionda e quattro esche sono ciò che ci serve per passare qualche ora in completo relax.

Nonostante il livello basso, l’acqua corre… peschiamo in 1,5 metri d’acqua costante per diversi km, caratterizzati da qualche piccolo avvallamento che porta la profondità sui due metri circa… I pesci presenti mangiano costantemente sul fondo, per cui la costruzione della lenza dovrà essere molto raccolta, mantenendo sempre quella morbidezza che tenderà a presentare la nostra esca nel modo più naturale possibile.

Vacchelli: la montatura

Decidiamo di montare un galleggiante da tre grammi di forma sferica a filo passante. La scelta della forma è condizionata dalla tipologia di corrente che ricorda alcuni tratti della Muzza: poco lineare con diverse increspature della superficie dovute ad un fondo non sempre pulito. Per tale ragione, disponiamo una spallinata a scalare disposta su un metro scarso di lenza partendo con tre piombi del n. 3, tre piombi del n. 4, ecc. Pian piano aumentiamo leggermente la distanza fino ad arrivare al terminale. Quest’ultimo è collegato ad una girella tripla della misura più piccola. Tanti pescatori non utilizzano questo piccolo attrezzo per una serie di ragioni diverse. Per quanto ci riguarda, lo riteniamo indispensabile quando si effettuano passate medio/lunghe, poiché è in grado di evitare fastidiosi attorcigliamenti in fase di recupero dell’esca, lasciando il terminale perfettamente integro.

L’amo del n. 20 è legato ad un fuorocarbon dello 0,10, lungo 40 cm, a cui inseriamo un piccolo pallino del n. 13 posizionato a metà del terminale. Questo pallino ha la funzione di mantenere l’esca a stretto contatto col fondo, dando continuità alla piombatura realizzata sulla lenza madre. La particolarità di questa tecnica è la consapevolezza del punto di partenza, ma saranno poi le gambe e la voglia di pesca a decidere il punto di arrivo che concluderà la sessione.

Vacchelli: la nostra esperienza

Le passate sono sempre ricche di speranza, esploriamo sempre tratti nuovi con l’aspettativa di trovare chissà quali avversari attaccati alla lenza! Una pesca immersa nelle campagne lombarde, dove il silenzio dei campi è smorzato esclusivamente dal suono di un gradevole venticello che preannuncia l’arrivo della tanto attesa primavera.

Le passate scorrono così una dopo l’altra, passo dopo passo, fin quando l’affondata secca rompe il silenzio ed il rumore della frizione ed il fischio della canna fanno battere il cuore. Per stancare l’avversario è inutile portarlo contro corrente, meglio usare le gambe, scendere a valle e cercare di portarlo verso riva dove la corrente viene smorzata. La fatica a guadinare un barbo di ottime dimensioni viene ricompensata dalla bellezza della cattura e del rilascio.

Tra un pesce e l’altro, scopriamo sempre zone interessanti, come ad esempio, i bellissimi rigiri che si formano a ridosso dei ponti realizzati sul canale. Uno di questi ha sicuramente attratto la nostra attenzione e decidiamo di provare a fare qualche passata. Dato che i bigatti fiondati non raggiungono il loro scopo, decidiamo di cambiare tecnica e trascorrere le ultime due ore incollandoli e pescando in un tratto leggermente più profondo, alla ricerca di qualche bel pesce che trova riparo dietro la pila centrale del ponte.

Non mollare mai!

Ripercorriamo la via verso il punto di partenza, prendiamo la colla e la ghiaia e ripartiamo verso lo spot scelto. Abbiamo già fatto parecchi chilometri e la stanchezza inizia a farsi sentire. Nonostante la fatica, l’idea di scoprire ciò che si nasconde in quel luogo è troppa e la camminata diventa quasi piacevole, fantasticando sulle future sfide che ci attendono. Rimontiamo la lenza rendendola più secca e utilizziamo un galleggiante da 5 grammi con una torpille da quattro, posizionata a circa 50 cm dall’asola. Creiamo una piccola spallinata a tarare completamente il segnalatore e leghiamo un amo del n. 20 ad uno 0,10 lungo circa 50 cm. A questo punto, innestiamo sempre un pallino del n. 13 a metà terminale.

Non trascorre molto tempo e vediamo la prima affondata, stavolta è un bel cavedano che sprigiona una potenza inaspettata. Nonostante la corrente, riusciamo a portarlo verso riva, e guadinarlo. Nel poco tempo a disposizione prima del calar del sole, agganciamo altri quattro pesci, ma riusciamo a portarne a guadino solo due. I bigatti finiti sanciscono il termine della giornata ricca di sfide, smontiamo e ripercorriamo serenamente la via del ritorno con tanti bei ricordi e un leggero sorriso sul volto.

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