UN SABATO POMERIGGIO DA PIGO

PIGO: QUANDO INIZIA A FAR FREDDO… SEMPRE PRESENTE

PIGO: UN PESCE GREGARIO DAL MUSETTO SIMPATICO E DALLE VIVACI TESTATE

L’autunno è indubbiamente arrivato e ha portato con sé tantissime piogge che hanno modificato velocemente la portata dei nostri fiumi, alzando moltissimo il livello dell’acqua. Di fronte ad una situazione del genere, le condizioni di pesca non sono sicuramente delle migliori, anzi! Soprattutto se il tempo non dà alcun cenno di miglioramento e persiste nell’essere uggioso e umido. Inutile dire che la voglia di pesca è tanta e nonostante tutte le intemperie previste per questo weekend abbiamo deciso di sfidare uno dei più grandi fiumi lombardi: l’Adda.

Partiamo sapendo già a cosa andremo incontro, le condizioni non saranno semplici, ma non abbiamo alcuna intenzione di desistere. Visti i presupposti, siamo sicuri di riuscire ad acchiappare un pesce… uno di quei pesci che ama il tempo uggioso e il freddo, un pesce che vive in branco e diventa molto attivo quando i fiumi sono in piena. Uno dei più bei pesci da pescare praticando la passata, un pesce che ha una tirata unica nel suo genere a cui difficilmente si riesce a rinunciare. Stiamo parlando del nostro amico pigo. Lottando contro il meteo avverso e le intemperie, il richiamo di questo pesce è irresistibile e decidiamo di mettere le canne in macchina e partire.

CACCIA AL PIGO: SCELTA DELLO SPOT

Abbiamo già parlato in passato di questo ciprinide, se volete scoprirne qualcosa in più, potete dare un’occhiata all’articolo “Pescare pighi: emozione da provare“.  Un ciprinide che ci ha sempre affascinato e che non vediamo l’ora di sfidare. Visto il tempo incerto, la prima domanda che ci siamo posti è stata: dove andiamo? Ci balenano in testa diversi spot che sappiamo potrebbero regalarci grandi emozioni, tuttavia chi frequenta l’Adda sa perfettamente che nulla è scontato. L’Adda è un fiume molto lunatico, tecnico e imprevedibile, ma che quando è “in giornata” è in grado di ripagarti di tutte le sconfitte ricevute.

Arriviamo sul posto e troviamo 3 fattori critici:

  1. l’Adda è più alto di quanto avevamo immaginavamo;
  2. la corrente tira tantissimo;
  3. gli spot che avevamo pensato sono impraticabili.

A questo punto non ci resta che ripiegare su un altro spot in cui l’acqua smorzata dalle pile dei ponti, dai tronchi e da alcuni detriti trasportati dalla corrente riesce a regalare una buona linea dove poter fare un’ottima passata. Decidiamo di smettere la nostra ricerca e di fermarci qui.

 

CACCIA AL PIGO: REALIZZAZIONE DELLA MONTATURA

Prepariamo la montatura: che cosa vogliamo catturare?

Il nostro obiettivo della giornata sono i pighi, anche se ovviamente non disdegniamo la possibilità di riuscire ad ingannare anche altri ciprinidi, tra cui barbi e cavedani. Iniziamo dal segnalatore. Optiamo per un galleggiante a goccia della portata di 2,5 grammi. Si tratta di un galleggiante sensibile, ma in grado di portare l’esca sul fondo in tempi abbastanza rapidi. La scelta è dettata naturalmente dal fatto che oltre ad insidiare qualche bel pigo, vorremo tentare di acchiappare qualche bel cavedano. Sotto il galleggiante creiamo un piccolo bulk del peso di 1 gr. Il restante 1,5 gr è costituito da dei piombini a scalare fino a raggiungere in basso la girella.

IL TERMINALE DA PIGO

Vista la tipologia e la forma dell’apparato boccale dei nostri avversari, decidiamo di legare un amino del 20 senza ardiglione. Parliamo di un amino sottile capace di ingannare ed agganciare il nostro avversario senza insospettirlo. Decidiamo di legare questo amo ad un terminale di nylon dello 0,10 lungo 40 cm.

CACCIA AL PIGO: PASTURA

Abbiamo portato con noi i classici 500 gr di bigatti che in questo caso incolleremo con una buona dose di ghiaietto, così da garantire una pasturazione continua semplicemente lanciando dei piccoli bocconi ad ogni passata.

CACCIA AL PIGO: AZIONE DI PESCA

Vista la piena dell’Adda decidiamo di pescare a circa 10 m dalla nostra postazione a cavallo tra il correntone e la zona in cui l’acqua rallenta. Una volta misurato il fondo che si aggira intorno ai 3 m, siamo pronti per lanciare.

Lanciamo e iniziamo a pasturare costantemente con una piccola palla di bigatti ad ogni passata. Come per i barbi, è importante praticare una costante trattenuta del segnalatore e dell’esca, in modo da invogliare l’avversario all’abboccata ed individuare anche le più impercettibili toccate dei nostri avversari. Questi pesci spesso mangiano senza ripensamenti, ma talvolta capita che abbocchino l’esca così impercettibilmente e delicatamente da addirittura di non accorgersene.

Dopo circa 10 minuti abbiamo la prima abboccata del giorno. Un breve combattimento e guadiniamo il primo pesce della giornata: un bel gardon. Continuiamo a pasturare e dopo altri 15 minuti abbiamo la seconda abboccata del giorno! Abboccata decisa, il pesce tiene bene la corrente e dà continue testate… questa volta ne siamo sicuri è un pigo!

 PIGO 

Il combattimento è intenso, ma di breve durata. Il primo pighetto del giorno è venuto a trovarci!

Le catture si susseguono, tuttavia la pioggia non tarda ad arrivare…

LA PIOGGIA

La pioggia arriva all’improvviso, uno scroscio intenso che purtroppo ci coglie impreparati…oltre a bagnarci… cade inevitabilmente nel secchiello dei bigatti. Decidiamo di metterci al riparo, nella speranza che il tempo ci dia una tregua. Ed è in questi momenti che ci pentiamo di non aver mai comprato quegli ombrelloni giganti che in questi casi potrebbero davvero fare molto comodo.

Come capita spesso in questi giorni, dopo il diluvio, arriva un timido raggio di sole a far capolino tra le nubi. Decidiamo di metterci di nuovo in pesca, peccato che i nostri bigatti siano diventati dei piccoli spider man… si arrampicano ovunque disperatamente per uscire dal secchiello verso la libertà. Per fortuna abbiamo con noi un po’ di pastura e del pan grattato con cui riusciamo ad assorbire l’acqua dei bigatti e a toglierli i super poteri da arrampicatori alla uomo ragno.

Sistemata la pastura, aggiungendo un po’ di colla riusciamo a ricreare delle piccole palle di bigatti e ricominciamo a pescare. Dopo una buona mezzora il branco torna in frenesia alimentare e le abboccate si susseguono a buon ritmo. Le catture sono sempre simili, pighi di piccola e media taglia, fino a che abbiamo un’abboccata decisa. La frizione parte e il pesce rimane inchiodato sul fondale. Questa volta non è un pigo. Il combattimento si protrae per diversi minuti e il pesce non ha intenzione di staccarsi dal fondo. Abbassiamo la canna, cercando di vincere la resistenza del pesce trascinandolo dal fondo… scelta vincente! Riusciamo a salpare un bel barbo! Non è riuscito a resistere al “profumino” della pastura e dei bigatti.

Un pesce davvero temerario che ha saputo regalarci una bellissima emozione. Foto di rito e prontamente lo rilasciamo.

CACCIA AL PIGO: CONCLUSIONE

Arrivano le 16 sta scendendo la sera e iniziamo a far fatica a vedere il segnalatore nell’acqua. è il momento di staccare tutto e tornare a casa. Nonostante la giornata abbia presentato parecchie difficoltà ed imprevisti, siamo molto soddisfatti delle catture che siamo riusciti a guadinare: oltre al bel barbo e al gardon, abbiamo perso il conto dei pighi salpati! Sebbene oggi l’Adda non si presentasse con la sua consueta eleganza, ha saputo regalarci grandissime emozioni e una stupenda giornata di pesca. Contenti e soddisfatti torniamo a casa, pensando alla prossima sfida.

 

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