Stick float: una passata differente

Stick float: una passata da stick…

Stick float: una pesca diversa che unisce tecnica e semplicità, una pesca volta alla ricerca di quegli esemplari che amano le correnti vivaci, ma che potrebbero richiedere lenze poco piombate per ingannarli.

Erano gli anni ‘90 quando abbiamo sentito parlare per la prima volta di stick float. Era uno di quei pomeriggi assonnati davanti alla TV a guardare uno dei tanti filmati di pesca che venivano registrati sulle famose videocassette VHS. Sembra passato un secolo… in vent’anni la tecnologia ha fatto dei progressi incredibili e pensare di poter scegliere direttamente dal proprio televisore una serie TV da guardare on demand era pura fantascienza.

Tornando alla pesca, però, ricordiamo un filmato in cui veniva spiegata in maniera dettagliata questa particolare tecnica. Appena terminato il filmato, una delle prime cose che abbiamo fatto è stato cercare il termine stick float sul dizionario di inglese, ossia “galleggiante a stecca”. Da quel momento questo nome ci rimase impresso soprattutto data la forma del segnalatore, un piccolo bastoncino di legno con una punta colorata di rosso vivo, posizionata proprio sulla cima del galleggiante. Ovviamente eravamo troppo piccoli per capire le loro caratteristiche o il loro funzionamento, ciò che però ci colpì era la facilità con cui il pescatore del video catturava una serie infinita di pesci, utilizzando canne di dimensioni ridotte e fiondando semplicemente poche quantità di bigatti ad ogni passata.

La nostra esperienza

Come potrete comprendere per dei ragazzini principianti, che amavano pescare in acque poco profonde con la fissa o con bolognesi di 4 metri, vedere un video del genere ha dato libero sfogo alla nostra fantasia, facendoci sognare sulle possibili catture che potevamo realizzare semplicemente con un galleggiante, una piccola bolognese e quattro bigatti.

Tornando ai nostri giorni, qualche tempo fa, ci siamo imbattuti per caso in questi famosi galleggianti, ormai usati da pochissimi appassionati in tutta Italia. Spinti dalla curiosità e dai ricordi, decidiamo di acquistare questi “cimeli”, dedicando moltissime sessioni di pesca al loro utilizzo. Non sappiamo per quale motivo, ma abbiamo trovato subito un grandissimo feeling con questi particolari galleggianti. Sin dalla prima uscita, sono bastate pochissime passate per riuscire ad ingannare il primo cavedano della giornata. Insomma, come si dice un amore a prima vista che ci ha portato a conoscere meglio questa attrezzatura. Fin da subito, ci siamo informati sulle loro caratteristiche, abbiamo studiato il loro utilizzo e approfondito sul campo il loro comportamento in diverse tipologie d’acqua e fondali.

Stick float: caratteristiche

La prima caratteristica che ci ha colpiti è la forma, completamente differente rispetto ai galleggianti tradizionali, ma molto simile ai classici pennini affusolati che si utilizzano in acque completamente ferme. Come fa questo piccolo galleggiante dalla forma allungata ad essere utilizzato in acque correnti? E soprattutto, come fa a tenere la linea di pesca desiderata senza spostarsi? Come può un corpo così esile, resistere alle vorticose correnti superficiali?

È bastato toccarli per capire che non era il classico galleggiante, ma che aveva qualcosa di differente… Il segreto di questi segnalatori sta proprio nei materiali utilizzati per costruirli. Il corpo è diviso in due sezioni: la parte superiore è realizzata con un materiale completamente galleggiante (presumiamo in balsa), invece, la parte inferiore è realizzata con un legno più pesante (presumiamo in tonchino) capace di affondare nell’acqua. Ed è proprio questa parte che li rende tremendamente stabili durante la passata, specialmente durante la fase di trattenuta.  e consegue che, grazie a questi particolari strumenti, siamo in grado di pescare con meno piombo rispetto a quanto la corrente ne richiederebbe, senza paura di perdere la linea di pesca, o di veder continuamente affondare il galleggiante sotto la forza della corrente superficiale.

Navigando su internet, abbiamo inoltre scoperto che questi particolari galleggianti possono essere realizzati con materiali differenti, per esempio nel Regno Unito esistono diversi modelli con la base realizzata in filo metallico (presumiamo in alluminio). La differenza rispetto a quelli in realizzati in legno, consta nella maggior stabilità che possono regalare in acque molto più turbolente, grazie naturalmente al maggior peso ed alla sottigliezza della deriva in metallo.

Esempio di stick con deriva in legno adatti per le correnti meno vorticose.
Esempio di stick con deriva in alluminio. Sicuramente più appropriato per pescare in correnti molto sostenute.

La portata degli stick float

Un’altra domanda che sorge spontanea è: qual è la loro portata? Sembra una cosa banale, ma non lo è. Generalmente siamo abituati a parlare di grammature per i nostri segnalatori, invece, in questo caso la portata è espressa in pallini del n. 4. Infatti, come potete notare dalle foto, sui diversi modelli è possibile trovare delle indicazioni specifiche sulla portata, espresse ad esempio in “4 del n. 4”, oppure “6 del n. 4”, e così via. Per capire la portata del nostro segnalatore, è sufficiente conoscere il peso di un pallino del n. 4 e moltiplicarlo per il numero riportato su ogni modello. Ad esempio, un galleggiante con indicazione “4 del n. 4” ha una portata di circa 0,70 gr.

Stick float: l’occhiello

Un’altra caratteristica di questi galleggianti è l’assenza dell’occhiello o del “filo passante” presenti sui segnalatori tradizionali. Gli stick float sono fissati sulla lenza madre tramite dei gommini. Il pregio di questa funzionalità è il cambio veloce del segnalatore senza dover rifare completamente la montatura, ma adeguando semplicemente il peso alla nuova portata del galleggiante. Il difetto è la difficoltà di reperire i gommini di certe misure, l’usura e la mobilità che comporta uno spostamento della profondità durante le ferrate o durante un combattimento con un forte avversario. È possibile evitare questo inconveniente, posizionando semplicemente un piccolo piombo appena sotto l’asta del segnalatore.

Stick float: dove, come e quando…

Entriamo nel vivo della discussione e cerchiamo di capire dove, come e quando questi piccoli attrezzi diventano micidiali durante una passata. Partiamo col dire che questi galleggianti non rendono ovunque. Ci sono spot più indicati ed altri da evitare. I posti migliori sono sicuramente le acque veloci caratterizzate da una profondità media di uno o due metri, con un fondo abbastanza lineare. In questi contesti, gli stick float sono perfetti. Tuttavia, tenete in considerazione che non stiamo parlando di correnti vorticose in cui è necessario utilizzare grammature molto pesanti per esser domate, ma intendiamo correnti medie che viaggiano al massimo da 2 ai 4 grammi.

Stick float: come utilizzarli

Ora arriva la parte più complessa, ossia come utilizzare al meglio questi segnalatori. Abbiamo imparato a nostre spese che non conviene pescare a distanze superiori a 10 metri rispetto alla nostra postazione. Infatti, gli stick float sono formidabili quando scegliamo di pescare lungo una linea di pesca che permetta di mantenere una direzione costante, dove il controllo della lenza è in grado di far viaggiare la nostra esca ad una velocità pari o lievemente inferiore alla corrente presente sullo spot. Pertanto, questi segnalatori danno il massimo quando rallentati nella corsa verso valle.

Tutti sappiamo, che le correnti superficiali sono decisamente più veloci di quelle sottostanti, pertanto, se non controlliamo costantemente il segnalatore, trattenendolo di tanto in tanto, ci ritroveremmo l’esca più a monte rispetto al nostro galleggiante.

L’invito

La trattenuta o l’invito forzato svolto durante la passata, tende a far viaggiare l’esca a valle del vostro segnalatore, facendo sì che l’esca trasportata viaggi alla stessa velocità della corrente sottostante e appaia più naturale possibile alla vista dei nostri avversari. L’ultimo punto riguarda il quando, ossia in quale periodo dell’anno sia meglio utilizzare questi galleggianti. Possiamo usarli tutto l’anno, poiché le acque basse e veloci rendono in tutte le quattro stagioni. Certo dobbiamo sempre verificare a quale altezza risponde il pesce. Tendenzialmente possiamo dire che in inverno è più probabile scovare i nostri avversari sul fondo, invece, in estate è più facile incontrarli a mezz’acqua o nelle acque superficiali.

L’attrezzatura

Spendiamo due parole sull’attrezzatura necessaria per utilizzare al meglio questi galleggianti.

Iniziamo dalle canne. Ci siamo accorti durante le nostre uscite che per effettuare questa pesca occorre un attrezzo in grado di garantire un’ottima scorrevolezza del monofilo e soprattutto in grado di evitare quei fastidiosi intoppi che spesso rallentano la nostra passata, rendendola meno fluida.

Inoltre, spesso utilizziamo terminali abbastanza sottili e in questi casi è meglio utilizzare una canna con azione parabolica progressiva che sicuramente sarà utile durante il recupero di un grosso cavedano o di un bel pigo nelle vivaci correnti in cui pescheremo.

La canna

Abbiamo provato ad associare differenti lunghezze a questi particolari galleggianti e alla fine abbiamo trovato nella bolognese di 5 metri il compromesso migliore. Questa canna è sufficientemente lunga per trattenere e controllare la lenza per diversi metri scendendo a valle.

Inoltre, la sua reattività e leggerezza la rendono piacevolissima durante tutte le fasi di pesca. Per evitare maggiormente l’intoppo durante la passata è possibile modificare la propria bolognese, aumentando l’anellatura inserendo più scorrevoli.

Come mulinelli, preferiamo optare per taglie non superiori ai 2500, così da non sbilanciare troppo la bolognese.

Per i monofili, utilizziamo dimensioni sottili, in quanto i pesci che andremo principalmente a catturare saranno cavedani, pighi, scardole e le ormai rare savette.

Stick float: quali dimensioni scegliere?

Se usiamo terminali non inferiori allo 0,10, scegliamo di imbobinare il mulinello con un buon 0,14. Al contrario, se usiamo terminali inferiori, come lo 0,09/0,08, scegliamo uno 0,12.

L’esca principale che utilizziamo rimane il bigattino e questo comporta l’utilizzo di ami molto piccoli che tendano a presentare la nostra esca nel modo più naturale possibile. La serie “K” della Milo nelle misure del n. 23 o 25 sono perfette.

Per quanto riguarda i diametri, ormai siamo affezionati all’utilizzo del Fluorocarbon. In presenza di acque limpide e chiare con pesci molto diffidenti, lo “Spectrum” della JTM o il “Riverge” della Colmic sono sempre degli ottimi alleati. Ovviamente non dimentichiamoci che, se pratichiamo delle passate abbastanza lunghe. E’ indispensabile una piccola girella tripla, al fine di garantire l’integrità del terminale durante la fase di recupero.

Montature

La prima domanda che ci siamo posti quando abbiamo iniziato ad utilizzare questi galleggianti è stata: “come dispongo i piombi sulla lenza?”; o meglio ancora: “come voglio presentare l’esca?”. Partiamo dallo scopo di questi galleggianti. Sono stati realizzati in modo tale da cercare di far scorrere la propria esca alla stessa velocità della corrente alla profondità in cui si trova, pertanto è fondamentale effettuare una montatura più morbida possibile.

La montatura classica maggiormente utilizzata è la montatura a bottoni di camicia che consiste nell’usare dei pallini di diametro uniforme disposti ad intervalli regolari fino al terminale.

La lenza

Tale lenza è un buon punto di partenza, adattabile durante la pescata in base alla risposta del pesce ed all’altezza in cui mangiano. Naturalmente poi dipenderà dai casi e starà a voi capire la lenza migliore in base alle condizioni dello spot in cui vi trovate. Il primo consiglio che possiamo darvi è utilizzare dei piombi più piccoli rispetto a quelli che vengono indicati sul corpo dello stick float. Per cui, per esempio, se uno stick ha una portata di 6 piombi del no. 4, è meglio utilizzare dei piombi del n. 6 o del n. 7 per tarare correttamente il galleggiante. La spaziatura tra un piombo e l’altro deve essere calibrata in base alla profondità dello spot e alla velocità della corrente.

Una buona base da cui partire può essere posizionare un piombino ogni 10 cm, creando un piccolo bulk appena sotto la deriva del galleggiante. Chiaramente la montatura a lenza a bottoni di camicia non è l’unica possibile, infatti anche le classiche montature a scalare rendono molto bene, soprattutto quando i nostri avversari necessitano di molta più naturalezza vicino al terminale.

Tenete presente, però, che lo stick float funziona benissimo con montature ad albero di Natale (piccoli bulk raggruppati a scalare man mano che si raggiunge il terminare), in particolare quando peschiamo in correnti molto vivaci, dove c’è necessità di pescare vicino al fondo. Insomma, le variabili sono veramente infinite e come potrete comprendere è impossibile descriverle tutte. Lo scopo del nostro articolo è fornire alcune informazioni di base utili per provare questa tecnica che potrebbe rivelarsi una valida alternativa alla tradizionale passata con i galleggianti tradizionali. 

Pasturazione

Come abbiamo descritto in precedenza, è una tecnica di ricerca che può essere utilizzata per catturare pesci a diverse profondità e non si sposa molto con le pasturazioni pesanti. Anzi, dovrà essere effettuata con tutte quelle esche che seguono una calata costante verso il fondale.

Per questo motivo, l’esca che utilizziamo maggiormente sono i bigattini, tuttavia abbiamo notato che anche il pane, il sambuco ed i caster sono ottime alternative altrettanto redditizie.

La pasturazione prevede il lancio di una piccola quantità di esche ad ogni passata, così da offrire ai nostri avversari una continua offerta di cibo che sarà sicuramente presa in considerazione. Parliamo di esche sfuse e quindi dobbiamo valutare bene la zona in cui lanciarle e soprattutto il punto esatto in cui potrebbero essere intercettate dai nostri avversari, perché è lì che riceveremo più affondamenti durante la sessione di pesca.

Le esche: quantità

Stiamo parlando di una tecnica che non richiede enormi quantitativi di esche e 500 grammi di bigatti sono più che sufficienti per quattro/cinque ore di pesca. Ovviamente parlare di quantitativi così bassi potrebbe far sorridere molti pescatori, ma vi assicuriamo che poche larve gettate ad ogni passata sono sufficienti a stimolare l’appetito dei pinnuti.

Piccoli difetti…

Finora abbiamo parlato solo dei pregi di questi galleggianti, ma è giunto il momento di descriverne anche i difetti. Il problema più grosso degli stick float è la visibilità in acqua. Quando le passate si allungano ed il sole non splende più come durante le ore più calde della giornata, è davvero difficile non perdere questo piccolo galleggiante tra i riflessi del fiume.

La punta tinta di rosso vivo non è sufficiente per una corretta visibilità, oltretutto essendo piena, non rilette alcuna luce. Per ovviare a questo inconveniente, occorre modificare lo stick incollando una piccola antenna cava per galleggianti. Ne esistono di diverse misure sul mercato, basta scegliere quella che si adatti meglio al corpo del vostro stick float. Insomma, potremmo risolvere uno dei più grossi limiti di questi attrezzi con dei pochi e semplici passaggi!

Stick float modificato con l’aggiunta di un’antenna cava per migliorare la visibilità in acqua.

Stick float: dove trovarli

Un altro svantaggio di questi galleggianti è la scarsa reperibilità sul nostro mercato. Purtroppo, esistono in commercio diversi galleggianti molto simili degli stick float, ma stiamo parlando di semplici pennini, senza deriva autoportante. Il nostro consiglio è sempre verificare la deriva del vostro stick prima dell’acquisto: se riponete il galleggiante in una bacinella d’acqua, il pennino si posizionerà orizzontalmente.

Ciò non accade, invece, con il vero stick float che si posizionerà verticalmente. Nel caso avreste acquistato involontariamente dei pennini convinti che fossero stick è possibile fare una piccola variante inserendo del filo piombato attorno al pennino (vedasi foto), così il galleggiante acquisirà la stessa stabilità dello stick, ma attenzione perché perderà sulla portata della lenza.

Dovrete giocar bene sul rapporto filo piombato/piombo in lenza in base allo spot in cui pescate. Il rischio è ritrovarsi in una situazione in cui c’è bisogno di più peso in lenza a scapito della stabilità del galleggiante. Oltre naturalmente ad innumerevoli perdite di tempo, potreste anche non riuscire a far lavorare il vostro galleggiante piombato nella modalità che vorreste, in base alle condizioni di pesca presenti sullo spot.

Classico pennino modificato con del filo piombato attorcigliato sulla deriva del galleggiante.

Conclusione

In questi due articoli abbiamo voluto fornirvi qualche piccola informazione inerente questi particolari galleggianti in cui la semplicità e la ricerca dell’abboccata sono alla base del loro utilizzo e che a nostro avviso regalano una piacevole variante alla passata tradizionale. Se volete mettervi alla prova con questa tecnica di pesca e non sapete dove reperire questi galleggianti, vi suggeriamo di recarvi da Riva -Tutto per la Pesca.

Avete già letto gli altri nostri articoli pubblicati sulla rivista? Date un’occhiata a questo link!

 

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.