Pescare sul Pavese: una vera sfida!

Pescare sul Pavese: una bella avventura, ma quanta fatica!

Pescare sul Pavese: uno splendido corso d’acqua che attraversa la Pianura Padana.

Abbiamo perso il conto delle innumerevoli giornate di pesca trascorse su questo splendido corso d’acqua che attraversa la Pianura Padana. Giornate splendide che a volte, però, hanno lasciato un po’ di amaro in bocca… per la serie che “bella giornata… ma quanta fatica!”.

Ogni pescatore conosce almeno uno spot in cui talvolta riuscire a prendere qualche bel pesce diventa davvero difficile e in questi frangenti anche una tranquillissima sessione di pesca si trasforma in una vera “Mission Impossibile” alla Tom Cruise… Forse il paragone è un po’ esagerato, eppure in certe circostanze le catture sono poche e tutte molto, molto sudate.

Ecco, il Naviglio Pavese è sicuramente uno spot molto tecnico e lunatico in cui le condizioni del canale influenzano notevolmente l’andamento di una giornata di pesca. Insomma, uno spot molto altalenante e controverso.

Tuttavia, studiandolo e conoscendolo più da vicino, abbiamo imparato a scoprire come adattarci alle molteplici situazioni in cui si presenta. Abbiamo scelto di proposito il verbo “adattarsi”, perché ci troviamo davanti ad un canale imprevedibile che spesso ti costringe a cambiare completamente tecnica di pesca, o addirittura la postazione per cercare di ingannare qualche suo abitante. Abbiamo imparato a nostre spese che insistere con una strategia che non porta risultati è controproducente in questo spot, meglio cambiare completamente, utilizzando la tecnica migliore in base alle condizioni del canale.

Andiamo, però, con ordine e cerchiamo di esaminare insieme le varie “situazioni” che abbiamo affrontato durante le nostre uscite di pesca.

Pescare sul Pavese: Passata leggera

Abbiamo viaggiato nel tempo, scorrendo tra le miriadi di foto scattate in questi anni di pesca e ci siamo soffermati su una delle più belle pescate che abbiamo realizzato sulle sponde di questo canale. Siamo a marzo e il Naviglio è caratterizzato da un’acqua velata e una buona corrente. Abbiamo deciso di montare la nostra sette metri e di effettuare una lenza molto morbida, realizzata con un galleggiante a goccia di 0,75 gr. Decidiamo di creare una classica spallinata, tarando il tutto con dei pallini del n.10/11 disposti su 1 metro di lenza. Terminale dello 0,10 ed amo del n. 23 concludono la montatura. Optiamo per una passata a scorrere e accompagniamo il segnalatore verso valle, creando dei piccoli inviti, trattenendolo di tanto in tanto.

Come pasturazione, solo bigatti sfusi lanciati sopra il galleggiante ad ogni passata. Le abboccate arrivano subito e iniziano ad alternarsi cavedani e barbi, per poi arrivare alla ciliegina sulla torta: una bella regina. Insomma, una giornata praticamente perfetta. Analizzando a posteriori questa sessione, è evidente che il colore dell’acqua e la leggera corrente hanno giocato un ruolo fondamentale. Infatti, come alcuni di voi sapranno, questo canale ha una profondità relativamente bassa in cui è possibile pescare con un fondo al massimo di un metro e mezzo. Presenta, inoltre, una corrente solitamente molto lenta, o quasi assente. Per tale motivo, la limpidezza dell’acqua è spesso un grosso problema, perché come dice un grande saggio: “il pesce che vedi, non lo prendi”.

Pescare sul Pavese: Passata ultra light

Un’altra giornata stupenda, che ricordiamo con piacere, riguarda un sabato di metà novembre del 2018. Il Naviglio presenta delle condizioni leggermente diverse. Alcuni di voi forse ricorderanno questo mese, come un mese caratterizzato da intense piogge che hanno reso impraticabili quasi tutti i fiumi. In un momento del genere, la scelta del Naviglio è parsa la più ovvia e sensata. Rispetto all’esempio precedente, il corso d’acqua è praticamente senza corrente. Per fortuna l’acqua è velata e il cielo completamente coperto.

Optiamo per una pesca differente: peschiamo sulla sponda opposta, scegliendo come sempre la nostra bolognese da 7 metri. Montiamo un piccolo galleggiante da 0,10 gr, tarato con un piccolissimo bulk, formato da pallini del n. 13 e distanziato a circa 25/30 cm dall’asola. Scegliamo, inoltre, un terminale dello 0,09 e un amo del n. 23. Come pastura, usiamo i soliti bigatti sfusi. Pratichiamo delle passate molto corte e riusciamo ad ingannare cavedani, carpe, gardon e piccoli persici. Insomma, una bellissima pescata in cui la scelta vincente è stata pescare con una montatura sensibilissima sotto la punta della canna, così da non lasciare scampo alle abboccate fulminee dei nostri avversari.

Pescare sul Pavese: Passate lunghe…

Andando leggermente più avanti nel tempo, ricordiamo un’altra uscita avvenuta nel gennaio del 2019. In questo caso le condizioni del canale sono ancor più differenti dalle precedenti: la giornata è fredda, l’acqua chiara, il cielo azzurro, la corrente è buona ed indimenticabile è la fatica che abbiamo fatto per catturare 5 pesci di bellissima taglia. Le acque chiare e la giornata limpida hanno inciso fortemente sulla nostra uscita. I pesci di questo canale sono tremendamente sospettosi e al minimo segno di presenza umana, fuggono immediatamente sulla sponda opposta ed evitano qualsiasi tipologia di esca.

Una pesca complicata che ha chiesto parecchio impegno. Come primo approccio, abbiamo scelto di effettuare una pesca sulla sponda opposta e di utilizzare un galleggiante da 1,5 gr con montatura abbastanza stretta. Abbiamo optato per una trattenuta estrema alla ricerca di qualche pesce intento a grufolare sul fondo. Tattica completamente infruttuosa, dopo un’ora abbondante di pesca il risultato è stato di zero toccate.

Pescare sul Pavese: a volte cambiare tecnica può fare la differenza

Decidiamo, dunque, di cambiare completamente tecnica e di preferire una passata a scorrere; montiamo un galleggiante da 0,50 gr alla ricerca di qualche bel pesce a valle della nostra postazione. A questo punto, abbiamo utilizzato i bigattini rimasti senza incollaggio. Semplicemente ad ogni lancio, abbiamo fiondato una manciata proprio sopra il galleggiante. Questa è stata la scelta vincente! E così, prima del calar del sole, siamo riusciti a catturare alcuni cavedani e pighi a circa 25/30 metri a valle della nostra postazione.

Analizzando questa giornata, possiamo dire che il pesce non era sicuramente nelle immediate vicinanze della nostra postazione. La limpidezza dell’acqua ci ha costretto a cercare in quelle zone dove la nostra presenza non veniva percepita dai nostri avversari. Altro fattore non trascurabile è sicuramente il sole di gennaio, molto più basso rispetto ai mesi estivi. Siamo sicuri che se avessimo trovato le stesse condizioni in piena estate, sarebbe stato ancora più difficile vedere qualche abboccata.

Pescare sul Pavese: Il caso peggiore…

Come dimenticare una giornata di novembre dell’anno scorso, in cui nonostante le piogge incessanti del periodo, ci siamo ritrovati con un Naviglio in condizioni davvero difficili. Acqua limpidissima e praticamente ferma. Pesci come sempre presenti, ma che appena scorgevano la nostra sagoma sul canale, diventavano più veloci del supereroe Flash. Ecco, queste sono sicuramente le condizioni peggiori in cui poter pescare nel Naviglio Pavese. In questa situazione estrema, abbiamo optato per una tecnica completamente differente. Abbiamo lasciato a riposo le nostre bolognesi e rispolverato la nostra canna da ledgering!

La strategia impostata è facile: pescare sull’altra sponda, cercando di acchiappare qualche bel golosone intento a grufolare nei paraggi. Ovviamente tale tecnica ci avrebbe permesso di restare distanti dalle sponde del canale, senza insospettire ulteriormente i nostri avversari. Abbiamo deciso di realizzare una montatura molto semplice, utilizzando un pasturatore cage feeder da 10 grammi, nastrato esternamente e collegato alla lenza madre da una girella con moschettone. Visti i lanci tremendamente corti, non abbiamo realizzato brillature e non abbiamo utilizzato nessun anti-tangle, ma abbiamo collegato, tramite una girella con moschettone, il terminale di 25 cm con un buon 0,16 in FC.

Pescare sul Pavese: invogliare all’abboccata

Per invogliare i nostri avversari all’abboccata ed aumentare le probabilità dell’autoferrata, abbiamo deciso di utilizzare una maggot clip con un amo del n.10 senza ardiglione. Inoltre, vista l’assenza di corrente, abbiamo optato per un terminale corto inserito all’interno del pasturatore durante il lancio, così da evitare fastidiosi grovigli. L’idea era di adattare il cage al classico pellet feeder e unire l’attrattività dei bigatti incollati ad un buon mix di pastura. Come pastura, appunto, abbiamo creato un mix tra fondo rossa e gialla, cercando di andare incontro ai gusti di carpe, carassi, barbi e cavedani che sono ben presenti nel canale. La giornata è stata difficile, caratterizzata da lunghe attese intervallate a bellissime partenze. Il bottino a fine giornata è stato di quattro regine che sono riuscite a regalarci bellissime ed intense emozioni.

Pescare sul Pavese: Naviglio di emozioni

Le avventure che abbiamo vissuto su questo canale sono veramente tante. Tuttavia, quelle che vi abbiamo raccontato sono le più significative che descrivono nel breve le varie situazioni che potete trovare, se doveste decidere di affrontare questo spot. Le condizioni del Naviglio incideranno fortemente sulla vostra uscita di pesca e sta sempre a voi capire come affrontarlo, adattandovi alle varie condizioni del canale e cercando di impostare la vostra uscita con la tecnica più adeguata in quel particolare contesto. Non sempre avrete ragione, ma vi assicuriamo che ottenere delle catture in sfide ritenute quasi impossibili, vi regalerà sicuramente delle grandi soddisfazioni e vi permetterà di percorrere la strada verso casa con un immenso sorriso.

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