FIUME PO: STRANGER THINGS

FIUME PO: PESCI STRANI

FIUME PO: PESCI FUORI DAL COMUNE

Qualche giorno fa stavamo navigando sul web alla ricerca di nuovi spot da testare, quando ci siamo imbattuti in un articolo che ha subito attirato la nostra attenzione. Un articolo molto interessante relativo alla situazione ittica dei nostri fiumi e al degrado ambientale sempre più accentuato che li coinvolge. Ok, voi direte: “lo sapevamo già, niente di nuovo e quindi?”. E quindi ciò che in realtà ha catturato la nostra attenzione è stato il ritrovamento di alcuni esemplari esotici nei nostri corsi d’acqua e ci siamo chiesti: cosa ci fanno qui? Come hanno fatto a raggiungere le nostre acque? Sono davvero così nocivi per il nostro ecosistema? In che modo la loro presenza può modificare la situazione ittica locale?

I PESCI ESOTICI STANNO INVADENDO IL FIUME PO?

Abbiamo trovato diversi articoli che segnalano la presenza di specie aliene al quanto bizzarre rinvenute nelle acque del fiume Po tra cui la Tilapia e il Piranha Rosso.

FIUME PO: TILAPIA

Si tratta di una specie che generalmente vive in Africa, in Asia e America del Sud. Se abita in queste parti del mondo, come ha fatto a raggiungere il Fiume Po? Ci sono diverse teorie, tuttavia quella che ci ha convinto di più è il “trasporto”. Infatti, potrebbero essere arrivate attraverso il canale di Suez, trasportate magari dalla chiglia di una nave o nell’acqua dei serbatoi delle zavorre e successivamente grazie alla temperatura favorevole dei nostri fiumi potrebbero aver deciso di stanziarsi e cercare una casetta confortevole nei nostri corsi d’acqua e proliferare.

La tilapia, infatti, è un pesce in grado di riprodursi velocemente, anche in acque molto inquinate. Come il gambero killer, riesce ad adattarsi velocemente anche in ambienti proibitivi ed è in grado di colonizzare rapidamente le zone in cui viene immesso ed espandersi a ritmi molto elevati.

FIUME PO: PIRANHA ROSSO

Nel 2017 la rivista “Il Giorno” pubblica un articolo dal titolo: “Un piranha pescato nel Fiume Po a Casalmaggiore: vittima degli abbandoni estivi”.

Il ritrovamento risale al 14 agosto, quando viene guadinato un pesce dalle sembianze esotiche, strano e mai visto prima nel Po. Bizzarro e stupefecente: era un piranha rosso di circa 560 grammi!

Sono pesci tipici del Rio delle Amazzoni e del Paraguay… cosa ci faceva, dunque, un esemplare del genere nel Fiume Po? Tra le risposte più plausibili abbiamo l’abbandono incauto. Probabilmente viveva placido e beato in un acquario… si abbuffava allegramente, ingrassava e cresceva felice, quando una volta cresciuto di dimensioni è stato liberato in acque nostrane.

Quale habitat migliore! Ormai tra effetto serra e inquinamento le temperature sono aumentate… insomma condizioni ottime per un pesce abituato ai climi caldi, afosi e umidi.

Ecco il nostro consiglio: se amate veder nuotare nei vostri acquari dei pesci esotici, teneteli lì! Non rilasciateli nei nostri corsi d’acqua! Potrebbero creare danni irreparabili!

FIUME PO: IL MISTERO DEI CEFALI

Incuriositi da queste scoperte, abbiamo iniziato a cercare notizie sempre più approfondite ed ecco che abbiamo scovato quella che per noi è parsa subito essere la notizia delle notizie.

In uno di questi articoli spicca un nome molto conosciuto: i cefali. Curiosità a mille, abbiamo cercato ovunque per trovare una risposta alla domanda che ci stava assillando: “cosa ci fanno i cefali nel Fiume Po, nel tratto a cavallo tra l’Emilia Romagna e la Lombardia? Come mai si sono spostati a così tanti chilometri di distanza dal mare?” .

Nonostante i nostri sforzi, purtroppo non siamo riusciti a trovare nessun argomentazione convincente nel fantastico mondo di Google e quindi abbiamo chiesto un aiuto all’illustrissimo Ittiologo Prof. Porcellotti che molto gentilmente ci ha indicato una chiave di lettura davvero interessante.

FIUME PO: I PESCI VANNO IN VACANZA?

Come gran parte degli animali, anche i pesci amano spostarsi e andare alla scoperta di nuovi luoghi durante le varie fasi della loro vita. A differenza di noi uomini, non lo fanno per motivi ludici o di tintarella, ma i loro spostamenti sono legati ad attività biologiche e di sopravvivenza.

Si tratta di un fenomeno che coinvolge molte specie ittiche che di consueto migrano alla ricerca di cibo o per motivi riproduttivi. Ogni specie si riproduce in aree ben precise, in presenza di determinate correnti e temperature. Ha necessità di habitat diversi, ecosistemi ricchi di risorse per sopravvivere,  riprodursi e garantire lo sviluppo e la crescita dei giovani esemplari.

Per questo motivo molto specie ittiche marine, risalgono i fiumi, abbandonano momentaneamente il mare per andare alla ricerca di luoghi accoglienti in cui deporre le uova. Una volta nati, i piccoli esemplari si devono assolutamente riconciliare con il resto della popolazione e dunque ecco che ricomincia la migrazione verso il mare.

FIUME PO: LA MIGRAZIONE DEI CEFALI

Uno speldido cefalo catturato dal nostro amico Sebastian Stoenescu

Ogni migrazione ha un nome diverso in base alla tratta percorsa del pesce e nello specifico oggi vogliamo parlarvi della migrazione dei cefali, ossia della migrazione anadroma.

Si tratta di una migrazione dei pesci che principalmente vivono nelle acque salate e si riproducono in acque dolci. Sono tantissime le specie anadrome tra cui citiamo lamprede, anguille, cefali, ect. Quando arriva il momento della riproduzione, lasciano il mare per risalire la corrente dei fiumi, luogo in cui deporranno le uova e una volta schiuse ritorneranno nuovamente verso il mare.

Per questo motivo è fondamentale eliminare qualsiasi ostacolo che limiti la risalita dei pesci nei fiumi e soprattutto che alteri l’habitat naturale dei corsi d’acqua. Bisogna preservare questi ambienti e mantenerli il più possibile intatti.

Per sensibilizzare la popolazione il 21 aprile è stata istituita la giornata internazionale della migrazione dei pesci. Lo scopo è ricordare l’importanza di preservare i corsi d’acqua così da garantire la migrazione libera di questi esemplari.

FIUME PO: IL RUOLO NEGATIVO DELLE DIGHE E DEGLI SBARRAMENTI

Le dighe e gli sbarramenti generano delle interruzioni che frammentano e disgregano i corsi d’acqua divenendo dei valichi insormontabili per queste specie. Ostacolando la risalita e la possibilità di discesa verso il mare creando una sconnessione che limita la libera circolazione dei pesci.

E cosa succede? Queste costruzioni trasversali impediscono ai pesci di accedere a quei tratti di fiume perfetti per la loro riproduzione, minacciando così la sopravvivenza e la continuità di queste specie che per natura sono portate a risalire le correnti per riprodursi.

Attualmente vi sono associazioni in Italia e in Europa che si stanno adoperando per cercare di mettere a conoscenza la popolazione di questa situazione, ma soprattutto di garantire delle alternative, tra cui magari la costruzione di opere ingegneristiche come le “scale di risalita” che consentano ai pesci di superare gli sbarramenti artificiali. Se vi va di scoprirne di più, date un’occhiata al sito www.freeriversitalia.eu

 

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